“Scoprì quella notte che l’ospedale aveva più di una vita segreta. Da feritoie e buchini, vide una serie di incontri feroci, orge che si consumavano tra medici e infermiere, pazienti paralitici trasformati in giocattoli erotici da fameliche dottoresse. Vide un gruppetto di dottori e membri della sicurezza, violentare a turno una ragazza in stato vegetativo, e ancora gli scatenati rapporti che si consumavano in sala operatoria, dove una possente anestesista faceva giochi di aghi e di vene su infermierette e dottorini che si eccitavano fino ad esplodere in orgasmi stridenti tra clisteri, farfalline e punture”.
Sto cercando di costruire un'esca di parole, di intrappolarci dentro il male.
L'illusione della scienza
“La fisica dell’universo, le leggi del cosmo e del nulla, sono ben più complesse del concetto di ripetibilità che abbiamo innalzato a divino con il metodo scientifico. La scienza del ripetibile non può comprendere o accettare il caos, ed è nel caos in cui sguazziamo, e tutte le leggi matematiche e le intuizioni dei fisici e degli occultisti, non possono nulla dove non esiste uno schema, dove niente si ripete mai più.
Mi chiedo come abbia fatto Rut a capirlo, non l’ho sentita pensare il suo piano, forse lo faceva di nascosto anche a me, e a tutti gli altri, forse lo faceva fin da piccolina, quando agitando le pinne era uscita dall’utero magro di Rita, o forse è stato un impulso improvviso, un atto estremo d’amore, l’unica costante, l’elemento che trafigge le infinità dei mondi, che dilaniandosi il cuore, riesce a cucirle insieme”.
Faccia di Teschio incontra Vampiro poco dopo la trasfusione - Bianchissima, terza revisione
L'ospedale, Bianchissima, estratto
Nel piazzale dell’ospedale, l’uomo catalogò uno ad uno i suoi talismani. Studiò con nostalgia i più antichi e preziosi, in particolare la lettera dell’assistente sociale. Pensò di potere ancora andare, ammantato di buio, scomparire dopo aver stretto il patto, lasciare le ragazzine, Sepolta, dimenticare ogni cosa. Lo pensò più che altro per far finta di decidere lui, per trovare la forza di muovere un altro passo.
L’ospedale incombeva sopra di lui e guardandolo, la sua forma gli fece venire in mente un enorme chiodo, sovrappensiero cercò un gigantesco martello che ne colpisse la cima, con l’amigdala trovò invece la mano, al centro del quale si conficcava.
Entrò dentro, salutando con un cenno l’infermiera del turno di notte. La donna lo guardò come capisse ogni sua emozione e per un attimo lo zio provò il desiderio di fermarsi, di dirle tutto, mettersi a piangere, lasciarsi stringere e piangere ancora.
Si infilò dentro a un corridoio, trovandosi a camminare tra le file di moribondi, dita grinzose che lo toccavano, unghie dei piedi che lo artigliavano, come avanzasse nella terra dei morti, come lo accogliessero, lo conducessero dentro alla malattia. Sentì la febbre salirgli, la fronte scottare, pesargli sugli occhi. Continuò a camminare per corridoi interminabili, respirando l’odore di chiuso e di marcio, scoprendo per la prima volta la reale estensione dell’ospedale.
Trilobiti, Bianchissima, estratto
Le stelle, Bianchissima, estratto
Piano piano, i ragazzini e le ragazzine iniziarono a raggrupparsi, a chiudere gli occhi e alzare il mento verso il buio su in alto, a cercare altre mani.
La magia, Bianchissima
Poi, all’improvviso, l’effetto della droga si affievolì, facendoli tornare nel mondo. Cioè non lo fece all’improvviso, ma a un certo punto Soffietti si sentì più normale, e sentì il peso del turbante sul collo che gli indolenziva la muscolatura, il sesso che gli doleva, un pizzicorio all’intestino e un prurito sopra a una vertebra. Si accorse di quanto era stanco e desiderò dormire, spengere tutto, sparire. Non era andata come voleva, ma non poteva sempre andare come voleva, e delle stranezze, delle visioni, cosa importava? Una volta allargato lo spettro della realtà, diventa solo altra realtà, non cambia niente, e una vomitata di ectoplasma lascia il tempo che trova, non colma alcun vuoto, diventa routine come chi vive di profezie o chi è caduto in un inferno sincronico. La più grande magia non cancella alcuna tristezza, la rende solo più immensa, e fa sentire l’universo ancora più vuoto, il cuore più solo.

