Mostruosa, Il sabba di Pidocchiosa, estratto

"Tutto volava, tutto esplodeva, tirava un vento che non si era mai visto, una tramontana spettrale dove sfrecciavano di sicuro terribili streghe, succubi, incubi, diavoli di ogni genere. E nella tempesta Pidocchiosa danzava il suo sabba esibendosi in scatti mostruosi da ragno ammazzato, il corpo tempestato di orgasmi, la gola spezzata dalla quale fuoriusciva un intero universo fantasma."
Mostruosa, Il Sabba di Pidocchiosa, estratto.

Famiglia, Mostruosa, estratto



"Le piaceva anche Mattia, quel ragazzino che per qualche motivo era amico del professore, e anche la sua mamma, e con un dolorino al petto tipo una angina, osava anche azzardare, in punta di piedi e bisbigliando pianissimo che quella magari, che ne so, facciamo finta in un sogno, potesse trasformarsi in una famiglia. 
Un surrogato di babbo, un surrogato di mamma, un fratellino con cui ridere e litigare, a cui insegnare a non farsi pestare e a rubare i soldi dal distributore di scuola.
Ecco l’ho detto.
Era questo il suo grande segreto, aveva un sogno che sognava a occhi aperti.
E quando erano tutti insieme, per esempio quando erano andati a mangiare il gelato, o a cena, o quel giorno sui monti, le era sembrato diventare vero. Allora, nonostante un presentimento, la percezione dell’imminente rovina, Pidocchiosa si era sentita un pochino felice."

Tenebre, Mostruosa, revisione.



"Quella notte, consapevole o meno, ognuno di loro era sceso a patti con una forza segreta, un’oscurità strisciante così grande che non c’era modo di descriverla o immaginarla se non per sembianze, per simboli.
Una cosa di cui abbiamo ogni tanto un sentore, in certi momenti di improvvisa e selvaggia paura, una cosa che loro avevano visto nei sogni, quando scappavano guardandosi le spalle terrorizzati, cercando di correre con le gambe che non si muovevano o si muovevano a una lentezza lunare, certi di essere inseguiti, consapevoli di ciò che gli dava la caccia, che era lui stesso la sostanza del sogno". 

Mostruosa, Madame Feval e il professore si perdono nel buio



”Si ritrovò così sola, di fronte a quell’ultimo spettacolo del suo viaggio, auto spettrali che si muovevano sole senza nessuno alla guida, i fari bianchi unica traccia della loro esistenza che diventano flebili luci, che poi svanivano come la luna quando sparisce dietro alla nuvole nere.
Le macchine vagavano incrociandosi, sfiorandosi, si muovevano in direzioni tutte diverse, come non sapessero più dove andare, giravano in tondo senza una meta, cambiavano traiettoria, tornavano indietro. Erano tantissime, adesso poteva vederle, lucine sperdute, un luna park abbandonato con le giostre che non la vogliono smettere di viaggiare, la casa stregata che si accende all’improvviso, le ragnatele finte, le bare che si che si aprono e si chiudono illuminate dai resti di una luce già morta.
Aggrappata al volante, tutta ingobbita e con il labbro inferiore che tremolava, Madame Feval continuò a guidare, l’auto che li traghettava sempre più giù, i fari addormentati dei mezzi fantasma che la abbagliavano, le accendevano il volto, poi scomparivano dentro alla pioggia.”

Pidocchiosa legge la mano a Mattia




"Guardando le linee disegnate dentro la pelle, si ricordò di quando una volta la mamma gli aveva spiegato che una era la vita, una i soldi, una la fortuna, l’amore. E si ricordò che poi, gliela aveva letta anche Pidocchiosa, però gli aveva detto che una era il puzzo di piedi, una le merendine, una le carie e una la magia. Lui aveva quasi riso, proprio in quei giorni in cui le sue labbra erano una luna all'ingiù che nemmeno un montacarichi sarebbe riuscito a smuovere.
Hai la linea delle scuregge lunghissima, aveva detto Pidocchiosa facendo poi una pernacchia, e lui aveva sorriso di nuovo.
Ma perché la magia? Aveva domandato.
Perché è così, gli aveva risposto Pidocchiosa rovesciando i cereali nel fracasso della scodella.
Mattia era rimasto a fissarsi la mano, un po’ come faceva adesso. E allora Pidocchiosa con una voce buonissima gli aveva detto. Perché ce l’abbiamo tutti, anche te, è la magia che ti fa superare le cose più orrende"

Mostruosa, La sepoltura di Pidocchiosa, Estratto


“E pidocchiosa cadde in ginocchio, cadde senza più energie, distrutta dalle emozioni che le spezzavano l’anima.
Ci vuole una forza infinita per perdere tutto, disse il buco.
Quando sarai completamente sola, senza più niente a cui aggrapparti, quando avrai perso ogni desiderio, ogni scintillio di speranza, allora, diventando nulla, riuscirai finalmente a capire. Esistono degli alleati.
Lo guardò ancora, leccando il vuoto per trovarcelo dentro, Gli occhi le si bagnarono tutti, luccicarono smarrendole il cuore. Allora, ciondolando a destra e sinistra, tenendosi forte la gola, Pidocchiosa si accasciò a terra. Io lo amo, frinì tutta rauca.
Poi sbadigliò. No, disse. E si irrigidì cercando qualcosa di elettrico, una forza segreta che aveva nascosto. Ma niente si mosse, tutto finiva, tutto era stanco e sconfitto.
Allora, sotto la carezza di mani decrepite, le palpebre iniziarono la loro lenta discesa.
Pidocchiosa provò ancora a lottare, perché tutti lottano. Tentò in ogni modo di restare sveglia, di alzarsi, corrergli incontro, gridare. Riuscì a muovere ancora un dito, dischiuse le labbra come a dire un’ultima parola d’amore, le parole però si sciuparono, seccarono ai margini della bocca, nella poltiglia bianca dei grumi di bava.
Cadde, piegandosi sopra se stessa, con gli arti che scivolavano piano, che si spegnevano in un defluire del corpo.
Ribaltò gli occhi, la mascella precipitò contro al collo, la saliva scese facendo un filo lunghissimo che si collegò al suolo.
schhhhhhh, bisbigliò Il buco, poi si alzò in piedi, si eresse come un verme eccitato, vibrò facendo vibrare con lui il mondo intero. la raccolse da terra con le braccia che le ondeggiavano morte, sfinita dalla vita, da tutto quello che le era stato tolto, da quello che le era caduto per strada, che non voleva lasciare andar via.
Dormi, disse la voce, adesso dormi, e le soffiò sopra, ricoprendola di un vento tiepido, che le sfiorava la pelle, avvolgendola intera, seppellendola in quella coltre di tenebre.
Scese così il grande sonno.
Buona notte piccolina. Dormi bene. Noi non faremo rumore.”