Le vecchie

Le vecchie sono sudice puzzano, si muovono a gruppi, appiccicate, come potessero allontanare la morte. Hanno paura, si pisciano addosso, mugugnano sussurrano sputano, i bambini gli ciondolano sopra le groppe. Quelle dietro stanno a guardare, muovono le teste pelate, i ciuffi di capelli che sembrano ragnatele, erba secca. I bambini sono nati morti, loro se li portano sulla gobba, li fanno ondeggiare. La notte li prendono in braccio, gli fanno la nanna, puliscono il culo, gli danno i bacini, ci fanno le bambole. Alcune se li litigano, altre mostrano il sesso di questo quello dell'altra, dicono guarda qua, come il principino da piccolo, come il Re, l'avvocato, com'era il conte, questo è il figliolo della Dora, quando l'ha sgravato sembrava piangesse, io l'ho sentito, tu sei tonta Rosita, sei dura come una pietra, sei scema come le vacche, io l'ho sentito, tu senti gli spettri, hai la testa piena di merda. La Rosita mette il broncio, piega tre, quattro menti, la barbetta si conficca nei seni, prende il corpicino, lo porta in groppa, se lo trascina in un angolo, va a guardare le lanterne, le falene, le mosche. Non ascoltare dice, ora ti porto ti diamo la vita, diventi un duchino, un cavaliere, un notaio, ti ripulisco, ti insegno, ti amo, lo tiene in braccio lo coccola, gli fa cavallino, lo bacia, il corpicino ciondola, le manine, piedini si muovono vuoti, danzano insieme, lei batte i piedi, lui picchia i palmi, le nocche contro il gobbone della Rosita, poi ombre, poi ancora, si bagnano nella luce fumosa, la bruma livida, lucida che ingialla la notte, che ingialla il bambino, che ingialla la vecchia. 

Mosturosa, Estratto


"Vista da lontano, la città ricordava un volto, la pelle butterata di case, l’infestazione acneica della vegetazione, e poi cicatrici di strade, i denti che uscivano dalla bocca ghignante, il pomo d’Adamo, aguzzo come una lama, i seni orrendi, abbondanti, spioventi, che gli abitanti chiamavano monti.
C’era tutto, c’erano unghie e dita dei piedi, c’erano orecchie, peli del naso, lunghi capelli che le cadevano sopra le spalle, due occhi aberranti, e pupille che erano abissi. Mostruosa si ergeva, facendo scordare che ci fosse un mondo là fuori, e il mare, quel mare che tutti cercavano, era per lei una pozzangheretta dove sciacquarsi i calli, rinfrescarsi i piedi d'estate."

Mostruosa, La Terza Sorella, estratto


Schhhhhhh, bisbigliò Il buco. Poi si alzò, allungandosi nell’infinito, si eresse come un verme eccitato, vibrò facendo vibrare con lui il mondo intero.
La raccolse da terra, sfinita da quella vita, da tutto ciò che le era stato levato, da quello che aveva perduto.
Dormi, le disse la voce.
Adesso devi dormire.
Soffiò, e dalle sue labbra di stelle scivolò fuori la notte, come un velo le si distese sul corpo, ricoprendola nella sua coltre, accompagnandola giù nelle tenebre. 
Fu solo allora che Pidocchiosa si arrese davvero, si abbandonò, addormentandosi nel suo sonno più nero.



Buona notte piccolina. Dormi bene.
Noi non faremo rumore.

Mostruosa, Il sabba di Pidocchiosa, estratto

"Tutto volava, tutto esplodeva, tirava un vento che non si era mai visto, una tramontana spettrale dove sfrecciavano di sicuro terribili streghe, succubi, incubi, diavoli di ogni genere. E nella tempesta Pidocchiosa danzava il suo sabba esibendosi in scatti mostruosi da ragno ammazzato, il corpo tempestato di orgasmi, la gola spezzata dalla quale fuoriusciva un intero universo fantasma."
Mostruosa, Il Sabba di Pidocchiosa, estratto.

Famiglia, Mostruosa, estratto



"Le piaceva anche Mattia, quel ragazzino che per qualche motivo era amico del professore, e anche la sua mamma, e con un dolorino al petto tipo una angina, osava anche azzardare, in punta di piedi e bisbigliando pianissimo che quella magari, che ne so, facciamo finta in un sogno, potesse trasformarsi in una famiglia. 
Un surrogato di babbo, un surrogato di mamma, un fratellino con cui ridere e litigare, a cui insegnare a non farsi pestare e a rubare i soldi dal distributore di scuola.
Ecco l’ho detto.
Era questo il suo grande segreto, aveva un sogno che sognava a occhi aperti.
E quando erano tutti insieme, per esempio quando erano andati a mangiare il gelato, o a cena, o quel giorno sui monti, le era sembrato diventare vero. Allora, nonostante un presentimento, la percezione dell’imminente rovina, Pidocchiosa si era sentita un pochino felice."

Tenebre, Mostruosa, revisione.



"Quella notte, consapevole o meno, ognuno di loro era sceso a patti con una forza segreta, un’oscurità strisciante così grande che non c’era modo di descriverla o immaginarla se non per sembianze, per simboli.
Una cosa di cui abbiamo ogni tanto un sentore, in certi momenti di improvvisa e selvaggia paura, una cosa che loro avevano visto nei sogni, quando scappavano guardandosi le spalle terrorizzati, cercando di correre con le gambe che non si muovevano o si muovevano a una lentezza lunare, certi di essere inseguiti, consapevoli di ciò che gli dava la caccia, che era lui stesso la sostanza del sogno".